RICORDI E PENSIERI di Enrico Sierra

8 febbraio 2010

San Valentino (dura per tutta la vita)

Archiviato in: pensieri — amministratore @ 9:29 pm

(enrico.sierra80@yahoo.it)

Fra pochi giorni, il 14 di febbraio si festeggia San Valentino, giorno degli innamorati, ed i giovani si sono appropriati di questo giorno per esternare il loro amore.
E’ bello, ma devo dire che, chi non è più tanto giovane, l’amore lo ricorda e lo festeggia sempre, tutti i giorni dell’anno e degli anni, e non solo il 14 febbraio. Forse in un modo diverso, più calmo, più sereno, più tranquillo, ma Amore con la A maiuscola, questo è certo.
E, dura tutta la vita ed anche dopo, perchè è amore vero!
Ed è Amore quello che unisce due persone, che nei momenti un pò bui in cui si tiene “lu musu”, basta uno sguardo, due mani che si stringono e tornano i momenti belli e gli sguardi si incontrano e dicono tutto.
Ed è Amore quello in cui nei momenti di gelosia l’uno o l’altro si allontanano, ed allora basta una corsettina, un braccio sulla spalla, un sorriso e tutto torna come prima, perchè il vero amore supera qualsiasi ostacolo.
Ed è Amore, quando nei momenti di sofferenza per acciacchi, per vecchiaia, gli occhi si incontrano, mani nelle mani, lei dice sorridendo:  Ti ricordi…..???
Ed è Amore vero quando vedendo la persona amata sorridere, ti sembra di vedere le stelle che strizzano l’occhio illuminandosi per te.
Ed è Amore, quando al momento del risveglio la mano dell’uno accarezza il viso della persona amata che è vicino a te.
Ed è Amore ridere insieme anche per motivi futili, ed il sorriso contagia così come contagia una piccola parolina sussurrata nell’orecchio. E, queste piccole espressioni di amore rendono felici. E, se è vero, come si dice, che il primo amore non si scorda mai, è pure vero, anzi verissimo che il VERO AMORE dura tutta la vita ed oltre.
San Valentino, giorno degli innamorati, per noi con qualche anno sulla groppa, lo festeggiamo ogni giorno. Cioè,  giorno dopo giorno……!
Mi viene in mente ciò che mi raccontava un amico. Quando, parlando con suamoglie del giorno in cui uno dei due sarebbe partito per andare in un mondo migliore, pieno di prati verdi, e di luce surreale, le disse: Io sarei contento che a morire prima fossi tu, perchè sono sicuro che se io dovessi partire prima di te, tu soffriresti tanto, ed il tuo dolore, non mi farebbe trovare la pace eterna.
Si, forse aveva ragione, ma………la certezza si trova e si prova a fatti avvenuti. Ed anche questo è  AMORE.

Enrico Sierra

26 gennaio 2010

LE ORECCHIETTE “CU LU RAGU’”

Archiviato in: ricordi — amministratore @ 7:36 pm

(enrico.sierra80@yahoo.it) Alcuni giorni fa sono andato a cena presso un ristorante in città. Accade di rado che io faccia uno strappo al mio tran tran normale. E così sono andato fuori alla ricerca di qualcosa di diverso dalla solita minestra. E, quale occasione migliore per scambiare due chiacciere con un amico? Appena entrati, il titolare che io conoscevo da diversi anni, e, che sapeva delle mie origini pugliesi, mi si avvicinò, tutto giulivo, e sorridendo mi disse: ” Questa sera le faccio una sorprersa, le farò assaggiare una vostra specialità’, revisionata da noi e vedrà che sarà felice e poi mi ringrazierà. Fui, contento per l’attenzione, e, con l’amico aspettai, con ansia, la sorpresa da gustare. Ed ecco proprio lui, il grande Chef con la specialità della casa. Erano orecchiette,  si, proprio “li stacchioddi”. Dovevo essre contento, ma rimasi allibito quando mi accorsi che non erano orecchiette al ragù’, o con le cime di rapa, ma semplicemente condite con salsa verde! Queste sono per lei, orecchiette al pesto. Le assaggi e vedrà che sono gustose come quelle fatte dalle sue parti e mangiate a casa sua. SI è vero, dissi dopo avere fatto un assaggio, sono buone, ma lo dissi solo per accontentarlo e per non deluderlo, ma pensai fra me e me:  Ma vuoi paragonarli con “li stacchioddi” fatti dalla mamma e poi da Maria? Ed allora mi misi a pensare a tanti e tanti anni fa quando la mamma preparava le orecchiette da mangiare, tutti insieme, la domenica. Tutto avveniva il sabato sera, quando sul tavoliere si creavano li stacchioddi. Con una rapidità, e,  si vedeva, con tanto amore, con il dito veloce e artistico li faceva piccole, come andavano fatte, e noi guardavamo sorridendo e pregustando già il frutto della maestria della mamma. E, finito di preparare le orecchiette li metteva a riposare sino all’indomani. La domenica, tutti insieme potevamo gustare “li stacchioddi nuestri”. Ma le orecchiette andavano condite con il ragù, sugo preparato con gli involtini di carne o con le polpette .. Così tutti a mangiare. Avidità, per fame arretrata? No, era desiderio di cose buone. Che bontà, forchettata dopo forchettata nel piatto rimaneva solo il sugo. Ed allora? La scarpetta era d’obbligo. Non elegante? Sarà, ma quando ci vò ci vò. Quando le orecchiette entravano in bocca, il palato godeva, godeva la lingua, la gola prima dell’ultimo viaggio nello stomaco, godeva e sembrava sorridesse. Li stacchioddi erano dolci, piene, profumate, saporite, gustose, e noi godevamo e noi sorridevamo per il sapore e la gioia che ci davano queste orecchiette cu lu sugu fattu a casa. Se fossi un poeta scriverei un poema sulli “stacchioddi cu lu Sucu” ma sono un sognatore che pensa solo al passato, con nostalgia e amore. Non vanno dimenticate però le ” orecchiette cu li rapicauli”, che vanno cotte solo quando ci sono le cime di rapa, mentre quelle con il sugo si possono mangiare sempre. E, la mamma , diceva che le sue orecchiette con il sugo, potevano andare sulla tavola di un Re. E, magari, un Re non sapeva cosa fossero li stacchioddi, ed io dico che si era perso molto. A meno che non le aveva assaggiate quando era fuggito a Brindisi, subito dopo la guerra. E, scherzandoci su, posso dire che almeno la fuga era servita a qualcosa di buono ……. veramente di buono! Ma, il grande chef, pensando di farmi cosa gradita mi aveva preparato le orecchiette, non sapendo che per nostra cultura li stacchioddi, vanno conditi con il sugo fatto con gli involtini o con le polpette. Unica variante: con le cime di rapa. Lasciamo il pesto alle sue trenette liguri al pesto. A noi dateci stacchioddi cu lu sugu.  E, Basta! E come diceva Mike: Allegria. ENRICO SIERRA

12 gennaio 2010

LA SOLITUDINE

Archiviato in: pensieri — amministratore @ 3:06 pm

(enrico.sierra80@yahoo.it)
Dopo tanti giorni di neve e di pioggia, finalmente una giornata quasi primaverile, ed allora io ed un carissimo amico abbiamo deciso di fare una passeggiata in campagna e, presso una trattoria alla buona ci siamo fermati a mangiare piadina e prosciutto e bere mezzo bicchiere di vino sangiovese.
Abbiamo parlato del più e del meno, ricordando sempre i tempi passati, della gioventù, ma poi il discorso è scivolato sulla solitudine.
Io, allora, gli ho fatto alcune domande: Cosa è’ la solitudine? Un dolore, un ricordo triste, un amore perso, o cos’altro?.
Forse tutto insieme mi ha risposto l’amico.
Solitudine è:  svegliarsi al mattino e stendere la mano sul cuscino accanto a te e  vedere che non c’è nessuno; il ricordo di un triste amore; o trovarsi in una via affollata e non conoscere alcun volto; tornare a casa ed accorgersi che non c’è nessuno ad aspettarti; dormire su una panchina aspettando che passino le ore, i giorni. E la solitudine ti dà tristezza, ma non vuol dire essere soli, perchè basta pensare al passato, con i ricordi che che ti scorrono davanti come un film, e sei in compagnia.
Ma sempre solitudine è.
Poi mi raccontò di un signore che aveva sofferto per i torti subiti in ospedale. Aveva cercato, a lungo, di interessare le ASL, le Regioni, i Ministeri ma aveva solo ricevuto risposte evasive, indifferenza e silenzio roboante. Ed allora questo signore si sentì solo, abbandonato da tutti, soprattutto da chi avrebbe dovuto essergli vicino, da chi avrebbe dovuto capire il suo dolore e dargli una mano o una parola di conforto, e soprattutto non essere indifferente offendendolo con il silenzio.
Era la solita battaglia tra il potente e l’uomo, e, come sempre accade, vinse il potente, o meglio chi credeva di essere potente, mentre era  solamente un piccolo uomo che aveva un grande potere!!!!
Ed io ascoltando quanto mi aveva raccontato l’amico, e pensando all’amarezza, al dolore che non avrà mai fine, mi venne in mente quel tale,   che ha avuto l’idea di creare un garante per la salute. Creare, cioè un altro carrozzone di indifferenti, di estranei, di  uomini che credono di essere grandi. E, che si muovono solo quando i fatti  si conoscono grazie ai media!
Ahi…. loro, non hanno capito niente della vita, dell’umanità, sanno solamente pontificare ed estraniarsi dai problemi dell’uomo che soffre: ed è questa la differenza tra solitudine ed essere solo!
Mi venne in mente ciò che avevo letto in un libro “Dall’altra parte, nel quale un medico ricoverato per una grave malattia, sentendosi maltrattato da una infermiera disse ” Verrà un giorno”., ripetendo la frase detta da Fra Cristoforo a Don Rodrigo, nei Promessi Sposi. Ma il personaggio del Manzoni si riferiva, però alla Giustizia Divina.
Ma il senso non cambia, perchè anche per te potente uomo, arriverà quel giorno.
E, non stare a rovistare  nel cassetto dei ricordi, perchè lo troverai vuoto, perchè sei stato dimenticato da tutti, e sei rimasto SOLO, e soffrirai come hai fatto soffrire quel poveretto che si era rivolto a te,  chiedendo una parola, e tu lo hai cacciato, con indifferenza e con il silenzio,  girandogli le spalle. Ed ora soffri e ti senti solo, con il sangue che ti gela ed il cuore che piange.
E, sai quale è la differenza tra te uomo che eri potente ed ora sei Nulla, e quel  semplice uomo che hai fatto soffrire?
Una vita di ricordi: quel poveretto la notte dorme ed a volte sorride pensando al passato, ed i suoi ricordi di amici veri, di familiari gli tengono compagnia. Tu, invece non hai ricordi, e sei veramente SOLO, anche se ricco, ma sei più povero di un clochard che vive su una panchina, e la notte sorride, anche guardando le stelle che gli tengono compagnia.
Tu solo sei triste e soffri: Non è bello, vero?
E’ la giustizia della vita, questa. E, poi  arriverà quel giorno.
Ahi se potessimo ricordarlo tutti, come sarebbe più buona l’umanità, e migliore la vita terrena.
ENRICO SIERRA

1 gennaio 2010

Auguri.

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25 dicembre 2009

ECCO IL 2010.

Archiviato in: Auguri, pensieri, ricordi — amministratore @ 11:40 pm

(enrico.sierra80@yahoo.it)

anno_vecchio_anno_nuovo1Ancora poche ore e saremo nel Nuovo Anno.
Ci butteremo alle spalle il 2009 ed apriremo le porte al 2010. E, come ogni anno faremo un resoconto dell’anno vecchio e penseremo  speranzosi al nuovo Anno che sta per entrare. Apriamo allora la porta felicemente e non lamentiamoci sempre. Nel 2009 ci sarà stato qualcosa che ci è andato di traverso, qualche fatto che avremmo preferito non si fosse verificato, E, purtroppo è la vita. E, sarà sempre cosi ogni anno.
Io, però non desidero parlare dei giorni NO e dei giorni SI, desidero, se me lo permettete  fare gli auguri per il futuro, cioè per il 2010, auguri sinceri ed affettuosi.
A CHI?
Agli amici cari, Franco, Gianni, Tommaso, Edoardo, ed un ricordo ad Enzo che non c’è più. Sono tutti amici con i quali ho trascorso anni felici. Quanti? Non ricordo con esattezza, ma sono sicuramente tanti, veramente tanti, anni belli spensierati, ricchi di fantasia, di risate, di spensieratezza, di amicizia fraterna, che io auguro anche ai giovani di oggi di provare.
anno-nuovo_011E, poi auguri agli amici che sono lontano, agli amici che ho conosciuto grazie a Franco Arpa  ed il suo sito di Oria. Ed a Franco Arpa auguro un Natale pieno di tanta salute e felicità  e serenità insieme alla sua famiglia. Ed auguri a Giovanni Membola e famiglia.
Ed anche agli Amici che sono a Venezia, Bergamo, Milano, Genova ed in tante altre città.
Auguroni a Livio e famiglia che sono a Trani, a Marisa di Perugia, amica di famiglia di ieri e di oggi.
Pensare e ricordarmi di essi mi porta indietro nel tempo dandomi tanta felicità e, purtroppo anche tanta nostalgia. E’ la Vita.
L’amicizia vera unisce  amici che sono in paesi lontani, e ti fa sentire uniti anche se i chilometri che ci dividono sono tanti. Anche questa è vita.
Ma lasciatemi pensare ai miei fratelli Antonio e Franco ed a tutte le loro famiglie, che sono lontani, ma è come se fossero vicini, come eravamo da piccoli insieme ai nostri genitori.
E, poi ultimi, ma sempre primi un ricordo ed un augurio particolare ai miei cari, che mi sono stati sempre vicini nei momenti belli e brutti, e, devo dire che senza il loro amore la vita sarebbe stata triste e piena di un dolore incontenibile.
I miei figli Massimo con Marcella sua moglie ed i figli Eddie e Marialaura, la mia seconda figlia Anna e Quarto, mio genero, con la figlia Serena da poco sposata con Tommaso e la loro bellissima mia bisnipote Nicole, ed ultima la terza figlia Antonella con suo marito Daniele e la brava ed affettuosa Valentina.
E, per finire un ricordo a chi mi ha accompagnato nella vita e con la quale ho diviso gioie e dolori, momenti belli e meno belli, che si presentano nella vita dell’uomo quando meno te lo aspetti. Ma, la vicinanza della persona cara fa superare  i giorni NO, e l’arcobaleno che appare all’orizzonte fa capire che quando c’è l’amore e la fede, tutto si supera, ed i giorni NO si trasformano in giorni SI.
Ma, quando  manca  chi è stata sempre vicina di anno in anno, di giorno in giorno superare i giorni NO è più difficile.
anno-nuovoIn ogni modo, ora sono vicino a tutti, amici e familiari e dico Ciao  ed auguro loro, di cuore, un Nuovo Anno che si sta presentando. AUGURI DI SALUTE,
FELICITA’, SERENITA’ E TANTO AMORE.
ENRICO SIERRA

15 dicembre 2009

LETTERINA DI NATALE

Archiviato in: Auguri, ricordi — amministratore @ 11:36 pm
(enrico.sierra80@yahoo.it
Ogni anno a Natale, quando ero piccolo, io ed i miei fratelli scrivevamo una letterina che mettevamo sotto il tovagliolo di papà, chiedendo scusa per le marachelle compiute nel corso dell’anno e con le promesse di essere buoni e di comportarci bene durante l’anno che stava per arrivare.
Erano sempre le stesse promesse che poi difficilmente  si mantenevano.
Quest’anno, però a Natale voglio cambiare tutto. Sarò io come padre, nonno e bisnonno a scrivere una letterina ai figli e la metterò sotto il tovagliolo, con preghiera di leggerla dopo il pranzo.
Cosà dirò?
Prima di tutto farò un tuffo nel passato e ricorderò a tutti i figli i loro Natali di quando erano piccoli e ricevevano i regali che portava Gesù Bambino. (Oggi i regali li porta Babbo Natale, andando in giro casa per casa su una slitta a fare le consegne).
A quei tempi, come  usanza, la Vigilia di Natale,  il più piccolo di casa, tenendo nelle piccole mani, il Bambinello faceva con tutti noi il giro della casa, cantando “Tu scendi dalle stelle”,  e, ponendo successivamente il Bambinello nella grotta.
Il Presepio veniva preparato verso i primi di dicembre e completato per il giorno dell’Immacolata. La tradizione del Presepio e’ continuata sino ai giorni nostri.
La grotta, le montagne, i pupi piccoli e grandi, Giuseppe e Maria, il Bue e l’asinello,  i pastori e tanti animali. Veniva preparato un Presepio veramente bello.
Però, con il passare degli anni si iniziò ad addobbare l’albero illuminato a festa, ed in molte case, però, si continuò a fare il Presepio, il nostro Presepio.
Dopo la nascita del Bambino Gesu’, via tutti a scartare i pacchi con i regali, e ricordo sempre gli occhi lucidi di gioia dei piccoli, che intenerivano Maria che mi guardava ammiccando di felicitaà.
Quando i bambini erano piccoli il Natale lo passavamo in famiglia da soli, perchè abitavamo lontano da Brindisi, festeggiando la Nascita del Bambinello lontano dai nostri genitori e dai nonni.
E, dopo la cena, gustando anche “li purcidduzzi, li  ncartiddati” e  tante buone cose preparate da Maria, felici e contenti giocavamo a sette e mezzo e a tombola.
Poi gli anni sono passati, in fretta, purtroppo, i piccoli sono cresciuti ed hanno formato la loro famiglia, e la sera della Vigilia la passavamo in casa dei figlioli, mentenendo sempre le tradizioni brindisine.
Il Presepio  insieme all’albero dava e da un aria di festa, il Bambino nasce sempre accompaganto dal canto natalizio, ma i regali, li porta Babbo Natale, ma l’armonia è sempre quella di una volta, gioia dei nipoti nello scartare i pacchi, piu’ ricchi di quelli di tanti e tanti anni fa, e  dopo a giocare.
Oggi, però, il giro della casa lo farò da solo, e canterò  sempre sottovoce Tu scendi dalle stelle, e cosi’ anche quest’anno nascerà Gesu’ Bambino, e, dopo piano piano mi avvierò a casa dei figlioli a trovare nipoti e bisnipoti.
Cosa  scriverò nella letterina a Massimo, Anna ed Antonella?
Forse dovrei chiedere scusa per essere stato, come sempre, un rompi ed un brontolone. Ma non scriverò ciò, perchè la forza di essere padre, nonno e bisnonno mi da  il permesso,  di brontolare, che a mio avviso vuol dire amore, e, quindi continuando a rompere, osservare, criticare continuerò ad amare.
E, poi, promesse per il futuro? Continuare a fare, dire, osservare ed essere vicino alle loro famiglie come ho sempre fatto. I miei nipoti sanno che il nonno sarà sempre per essi SUPERCHICO, come mi hanno definito.
Continuerò a chiedere cosa fanno i nipoti, dove vanno e con chi vanno, dicendo sempre le stesse cose, chiedendo sempre di piu’ ed interessarmi di fatti che, forse , dei quali non dovrei impicciarmi, e, come diceva Maria ! cangia discu, dici sempri li stessi cosi”.
Ma, sono fatto cosi’, e non cambierò certamente ora. Io sono qui, oggi e sarò sempre presente, anche se rompo.
Non dirò, nella letterina, che il mio pio desiderio sarebbe quello di stare tutti insieme, i  figli, la nuora, i generi, i nipoti, la bisnipote, vivere in una grande casa, dove poter respirare la stessa aria, vivere la vita in armonia.
Non esternerò questi miei pensieri perchè sarebbe confessare la speranza di vivere un sogno irrealizzabile, perchè, ad onore del vero, ognuno devev vivere la propria vita, gioire e preoccuparsi dei problemi della famiglia, anche se a volte piacerebbe poterli risolvere insieme.
E, quindi continuerò a rompere, a preoccuparmi, in quanto non è possibile  questo fantastico viaggio nella fantasia.
E, mentre dico e scrivo queste parole mi sembra di vedere una persona cara che sorridendo dice SI e sorride. Ed allora saremo in DUE ad amarvi la sera di Natale.
Auguri a tutti, miei cari, e felice Narale.
di ENRICO SIERRA

4 dicembre 2009

LU PRISEPIU

Archiviato in: pensieri, ricordi — amministratore @ 7:55 pm

(enrico.sierra80@yahoo.it)

LU PRISEPIU
Aggiu fattu nu prisepiu
piccinnu, cu  sulu la capanna
intra aggiu misu
Giuseppi e Maria
cu lu bue e l’asinieddu.

Non eti comu a quiddu
ca facia ttanuma,
veramenti beddu
cu pupi piccinni e grandi,
pastori e tanta casi,
pecuri, iaddini e atri animali.

Ma, puru lu mia è beddu,
e quando aggiu mpicciatu li luci,
paria ca Giuseppi e Maria
erunu cuntenti e, spittavunu
prisciati lu bambinieddu.

Puru io sta spettu,
cu rriva lu Bambinu
e nci aggiu a parlari.
Aggiu a chiediri paci, amori
saluti pi tutta la famigghia,
e pi l’amici
E puru pi quiddi atri.

Quistu aggia a chiediri a
Gisù Bambinu mia.

ENRICO SIERRA

27 novembre 2009

IL CAPO

Archiviato in: pensieri — amministratore @ 8:51 am

(enrico.sierra80@yahoo.it)

IL CAPO E’ UNO SOLO;
IL CAPO HA SEMPRE RAGIONE;
IL CAPO NON SBAGLIA MAI;

14 novembre 2009

ASSENTEISMO E DINTORNI

Archiviato in: pensieri — amministratore @ 11:13 pm
(enrico.sierra80@yahoo.it) L’assenteismo, più che un fenomeno, è una piaga sociale che colpisce il settore pubblico e privato, con un costo rilevante per chi lo subisce, e può anche essere motivo di licenziamento di un lavoratore.
Il Ministro Brunetta ha affrontato lodevolmenrte il  problema, ma forse ha affrontato, solo un tipo di assenteismo. Perchè è mia personale opinione, confutabile finchè  si vuole che oltre a manifestarsi sotto forma di permessi retribuiti, permessi malattia firmati a volte da medici consenzienti, assenze arbitrarie, coperti spesso da colleghi correi, aspettative per motivi personali, forse anche ingiustificati  va esaminato anche  l’assenteismo  manifestato da funzionari, dirigenti di Enti, Ditte, ed anche Ministeri, che pur presenti al lavoro con puntualità, tutt’altro fanno, che lavorare, estraniandosi completamente  e pensando ad altro, nuocendo, non solo al loro datore di lavoro, ma anche ai cittadini che provvedono con le loro bricioline a satollare con panini e companatico i suddetti funzionari..
Qualcuno a difesa degli assenteisti, dice che,  è il risultato di un conflitto tra lavoratore ed azienda, ma i primi risultati della stretta del Ministro sono stati positivi, ed allora???  C’è dell’altro, forse !
Il fatto grave è che gli assenti, non molti, fortunatamente, sono i funzionari che con il loro comportamento offendono il cittadino, il contribuente, ed ecco i ritardi comportamentali nei vari uffici pubblici,  e, quello che è più grave nei Ministeri, dove il filtro delle comunicazioni, la burocrazia la fa da padrone. Quante istanze, lettere, denunce inviati ai vari Ministeri, hanno un veloce riscontro?
Passano anni ed anni, ed il cittadino aspetta inutilmente un cenno di risposta, una soluzione al problema esposto. Dove vanno a finire le missive  inviate al Ministro o al Sottosegretario? Cestinate o in giro per i vari uffici e passati da un funzionario all’altro, in un gioco a danno del povero, senza protezioni, perchè, coloro che contano, i vari big, i vip, hanno una via preferenziale  per arrivare in alto!!! ?
Quando si spedisce presso un ufficio postale, una raccomandata, cliccanndo su Internet si ha la possibilitè di sapere quando la stessa è stata consegnata al destinatario, anche se a volte, o molto spesso  la consegna supera i giorni stabiliti (ma anche ciò fa parte dell’assenteismo interno).
Perchè allora non si usa lo stesso sistema con i vari Ministeri, Enti Pubblici? Cliccando si può  sapere quando è stata ricevuta la  missiva, il reclamo ed anche a quale funzionario è stata assegnata la pratica, cosi da snellire il lavoro e dare una certa minima soddisfazione e giustizia al mittente, che si è rivolto per avere una risposta sollecita ai suoi problemi? E’ un cittadino che chiede ed ha il diritto di avere una risposta, che (forse per negligenza ed assenteismo) non riceve e chissà quando  riceverà un cenno di riscontro! Questo disinteresse verso il  cittadino, offeso con il silenzio dei burocrati ed assenteisti,  non è forse antidemocratico?  Ma questa tendenza al silenzio roboante, non è solo di oggi, ma di ieri, l”altro ieri, ed ancora su nei tempi. Il povero cittadino è sempre solo, questa è la verità!
Questo è un appello al Ministro Brunetta, ma è anche una preghiera a tutti i funzionari  dirigenti, i Ministri, Sottosegretari, Capi di Gabinetto, Presidi e tanti altri che sono in alto e  hanno le redini del comando.
Vogliamo continuare su questa strada, e vedere solo le pagliuzze e non le travi? Anche questo sarebbe assenteismo, oltre che senso  di rispetto per il cittadino.
Enrico Sierra

1 novembre 2009

SERENA E TOMMASO

Archiviato in: Auguri, pensieri, ricordi — amministratore @ 11:45 pm

Image0009(enrico.sierra80@yahoo.it) – Ci sono alcuni avvenimenti, che anche senza volerlo, ti portano a  fare un tuffo  nel passato e ricordare fatti ed emozioni di tanti e tanti addietro. E’ accaduto sabato 24 ottobre quando si è sposata mia nipote Serena, l’unica figliola della mia secondogenita Anna.
Come un film è passato sullo schermo il mio matrimonio. Era il 23 giugno del 1956 e, nella Chiesa della Pietà io e Maria ci scambiammo eterno amore. Eravamo felici, e, non pensavamo alla felicità, mista a tristezza, però di mia suocera e dei miei genitori, che vedevano allontanarsi da casa i loro figlioli, e, in altre città, e non c’erano i telefonini come oggi, e  si poteva comunicare solamente con il telefono a gettoni, ma a Brindisi, in quell’epoca erano poche le famiglie che possedevano un telefono, quindi lettere, cartoline e, la lontananza si sentiva molto e tristemente.
Ma torniamo all’avvenimento che ha scatenato in me ricordi e pensieri, cioè il matrimonio di Serena con Tommaso.
Una delle damigelle, piccolina e bella come il sole, era Nicole la figlia  degli sposi nata  dal loro amore.
La mia commozione  era infinita gioia, amore, speranza, sentimenti che  che si univano vedendo Serena e Tommaso che formavano la loro famiglia in nome dell’amore.
E, quando il Sacerdote chiese loro: : “Siete disposti, seguendo la via del matrimonio, ad amarvi  e a onorarvi l’un l’altra per tutta la vita; :” e poi ancora: “Siete disposti ad accogliere con amore i figli che  Dio vorrà donarvi, educarli secondo la legge di Cristo e della sua Chiesa?” Io, a bassa voce, quasi bisbigliando incosciamente, e ricordando il passato risposi SI.
Ed ancora, dopo, quando ci fu la manifestazione del consenso tra Tommaso e Serena, e lo scambio di promessa tra i due sposi : Io Tommaso accolgo te, Serena —————e di amarti ed onorarti tutti i giorni  della mia vita, e poi Serana a Tommaso la stessa promessa, io toccai il Cielo con un dito e le lagrime erano di felicità e di commozione.
Accogliere ed amare i figli aveva detto Don Tarcisio. E’ così. Bisogna amare i figli, educarli secondo la Legge di Cristo. Perchè l’amore per i figli è il santimento più puro della vita di una famiglia, e, deve essere il frutto dell’amore degli sposi e, non un optionale come ebbe occasione di dire e rimproverare Papa Giovanni Paolo II. Ed i figli, prima piccoli e poi grandicelli sentono questo amore e vivono piu  serenamente dando a loro volta amore.
E, forse quando sentiamo e vediamo tanti ragazzini comportarsi in un modo strano, ed il loro comportamento, in casa, a scuola e nella vita ci lascia perplessi, io penso che non abbiano  ricevuto sufficiente  amore, per cui  crescono sbandati ed insicuri, frustrati e, senza un sentimento se con quello della violanze e dell’odio. Che Iddio  perdoni e li porti sulla via della giustizia e dell’amore.
Ed io pensavo mentre il Sacerdote benediva l’unione di Tommaso e Serena, che se  nella loro nuova famiglia ci  sarà amore, per e tra se stessi e verso i figli,  la felicita  sarà piu completa. E, ne sono certo.
La vita degli sposi non sarà sempre piena di gioia e felicità ma ci saranno anche giorni non facili, di incomprensione, ma sono sicuro che saranno capaci di affrontare ciò che il destino saprà donare loro, grazie all’amore che li unisce. E, per finire auguro a Serena e Tommaso tanta felicità per una vita piena di ALTRUISMO, COMPRENSIONE,GIOIA, PAZIENZA E TANTO TANTO AMORE.
E, mentre vi godete la vita insieme al frutto del vostro amore,  la bella, piccolina ed adorata Nicole, ricordate che i Vostri cari vi sono e vi saranno sempre vicini con amore grande, immenso e duraturo.
Enrico Sierra.
Immagine 094

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