(enrico.sierra80@yahoo.it) L’assenteismo, più che un fenomeno, è una piaga sociale che colpisce il settore pubblico e privato, con un costo rilevante per chi lo subisce, e può anche essere motivo di licenziamento di un lavoratore.14 Novembre 2009
ASSENTEISMO E DINTORNI
(enrico.sierra80@yahoo.it) L’assenteismo, più che un fenomeno, è una piaga sociale che colpisce il settore pubblico e privato, con un costo rilevante per chi lo subisce, e può anche essere motivo di licenziamento di un lavoratore.1 Novembre 2009
SERENA E TOMMASO
(enrico.sierra80@yahoo.it) – Ci sono alcuni avvenimenti, che anche senza volerlo, ti portano a fare un tuffo nel passato e ricordare fatti ed emozioni di tanti e tanti addietro. E’ accaduto sabato 24 ottobre quando si è sposata mia nipote Serena, l’unica figliola della mia secondogenita Anna.
Come un film è passato sullo schermo il mio matrimonio. Era il 23 giugno del 1956 e, nella Chiesa della Pietà io e Maria ci scambiammo eterno amore. Eravamo felici, e, non pensavamo alla felicità, mista a tristezza, però di mia suocera e dei miei genitori, che vedevano allontanarsi da casa i loro figlioli, e, in altre città, e non c’erano i telefonini come oggi, e si poteva comunicare solamente con il telefono a gettoni, ma a Brindisi, in quell’epoca erano poche le famiglie che possedevano un telefono, quindi lettere, cartoline e, la lontananza si sentiva molto e tristemente.
Ma torniamo all’avvenimento che ha scatenato in me ricordi e pensieri, cioè il matrimonio di Serena con Tommaso.
Una delle damigelle, piccolina e bella come il sole, era Nicole la figlia degli sposi nata dal loro amore.
La mia commozione era infinita gioia, amore, speranza, sentimenti che che si univano vedendo Serena e Tommaso che formavano la loro famiglia in nome dell’amore.
E, quando il Sacerdote chiese loro: : “Siete disposti, seguendo la via del matrimonio, ad amarvi e a onorarvi l’un l’altra per tutta la vita; :” e poi ancora: “Siete disposti ad accogliere con amore i figli che Dio vorrà donarvi, educarli secondo la legge di Cristo e della sua Chiesa?” Io, a bassa voce, quasi bisbigliando incosciamente, e ricordando il passato risposi SI.
Ed ancora, dopo, quando ci fu la manifestazione del consenso tra Tommaso e Serena, e lo scambio di promessa tra i due sposi : Io Tommaso accolgo te, Serena —————e di amarti ed onorarti tutti i giorni della mia vita, e poi Serana a Tommaso la stessa promessa, io toccai il Cielo con un dito e le lagrime erano di felicità e di commozione.
Accogliere ed amare i figli aveva detto Don Tarcisio. E’ così. Bisogna amare i figli, educarli secondo la Legge di Cristo. Perchè l’amore per i figli è il santimento più puro della vita di una famiglia, e, deve essere il frutto dell’amore degli sposi e, non un optionale come ebbe occasione di dire e rimproverare Papa Giovanni Paolo II. Ed i figli, prima piccoli e poi grandicelli sentono questo amore e vivono piu serenamente dando a loro volta amore.
E, forse quando sentiamo e vediamo tanti ragazzini comportarsi in un modo strano, ed il loro comportamento, in casa, a scuola e nella vita ci lascia perplessi, io penso che non abbiano ricevuto sufficiente amore, per cui crescono sbandati ed insicuri, frustrati e, senza un sentimento se con quello della violanze e dell’odio. Che Iddio perdoni e li porti sulla via della giustizia e dell’amore.
Ed io pensavo mentre il Sacerdote benediva l’unione di Tommaso e Serena, che se nella loro nuova famiglia ci sarà amore, per e tra se stessi e verso i figli, la felicita sarà piu completa. E, ne sono certo.
La vita degli sposi non sarà sempre piena di gioia e felicità ma ci saranno anche giorni non facili, di incomprensione, ma sono sicuro che saranno capaci di affrontare ciò che il destino saprà donare loro, grazie all’amore che li unisce. E, per finire auguro a Serena e Tommaso tanta felicità per una vita piena di ALTRUISMO, COMPRENSIONE,GIOIA, PAZIENZA E TANTO TANTO AMORE.
E, mentre vi godete la vita insieme al frutto del vostro amore, la bella, piccolina ed adorata Nicole, ricordate che i Vostri cari vi sono e vi saranno sempre vicini con amore grande, immenso e duraturo.
Enrico Sierra.

15 Ottobre 2009
FIGLI DI UN DIO MINORE ?
(enrico.sierra80@yahoo.it) Il 12 ottobre è stata celebrata la giornata delle vittime degli incidenti sul lavoro, e, si parla anche di celebrare in altra data, la giornata delle vittime di incidenti stradali. Io credo che sia giusto ricordare chi ci ha lasciato a seguito incidenti del genere, pensando alle sofferenze, al dolore di chi, madre, mogli,figli e parenti ed amici tutti, rimangono soli e che niente può ripagare, loro, per le lacrime versate, per la solitudine, e, mi viene in mente ciò che amaramente con grande sofferenza disse la moglie di un operaio morto sul lavoro: ” Mio marito è uscito per andare a lavorare e non per morire,” Le vittime degli incidenti sul lavoro, in Italia, sono circa 1300 l’anno e quelli per incidenti sulla strada sono, sempre approssimativamente, 5.000 l’anno. Dati questi dichiarati dai giornali e da internet. Ma, non si sa il numero di quanti riescono a salvarsi e rimanere vivi, con gravi menomazioni che rendono la propria vita e quella dei familiari, un inferno. Per tutti un handicap come quello subito che, non riescono a dimenticare, ed una sofferenza indescrivibile per tutti, A volte la giustizia dimentica tutto, e, le condanne non sono conforme al danno che hanno provocato, e ricevuto e, chi resta convive con il dolore, le lacrime e la solitudine, mentre gli altri vivono la loro vita quasi fosse un gioco, contenti per averla fatta franca. Ma, arriverà un giorrno, non per parlare di vendetta, che la giustizia divina sarà inflessibile e colpirà tutti, ma proprio tutti. A me piace ricordare, altri morti, che non sono figli di un Dio minore, e lasciano l’identico dolore, solitudine e grandi sofferenze. Sono i morti per malasanità e per errori medici. I giornali parlavano di circa 90 al giorno, io dico per difetto, perchè vengono presi in esame solo quelli che muoiono in ospedale o case di cura, dimenticando e non conteggiando chi muore in casa, perchè i soloni della medicina li hanno dimessi dagli ospedali, perchè a loro dire erano guariti. Quanti sono? Non esiste o non si vuole fare sapere il numero esatto? Il dolore dei familiari non è uguale a quello degli altri morti? Non sono morti uguali? In terra forse no, ma come dice Totò, nella sua amara e toccante poesia “La Livella” rivolgendosi al Marchese che si era trovato sepolto vicino al netturbino Giovanni Esposito: ” Ma chi ti credi di essere nu ddio? Cca dinto, ‘o vvuo capi, ca simmo eguale?…Muorto si’tu e muorto so’ pur’io; ognunoi comme a ‘na’ato è tale e quale”. Un tempo il Ministro Sirchia aveva proposto una pagella degli Ospedali, che doveva indicare dove si muore meno e dove si recupera meglio. Classifica che doveva essere stilata dall’Istituto Superiore della Sanità. Che fine ha fatto questa proposta? Forse qualche Marchese ha fatto si che rimanesse una semplice proposta? E, gli Intoccabili hanno bloccato tutto sul nascere?. Aveva forse ragione Il Garante per l’Autority Catricalà, quando disse che dietro la Sanità si muovono grandi movimenti politici ed economci. Si può benissimo dedicare una giornata per i morti della Malasanità ed aggiungerei anche della Mala Umanitaria Sanità. Ma la data? Io come provocazione direi il 31 dicembre, ultimo giorno dell’anno, quando per usanza si buttano in strada le cose vecchie che non si usano. Non fanno cosi’ quando alcune volte dagli ospedali dimettono i pazienti non completamente guariti ( gli inglesi dicono quicker and sicker dimettere senza guarigione)? E, cosi quando muoiono, a casa, non rientrano nel novero dei 90 al giorno. Ma quanti sono? Si, lo so è solo un provocazione, e me ne scuso, per cui per dedicare la giornata io proporrei il I° gennaio, inizio di un nuovo anno, di una nuova vita in un mondo migliore, dove il Marchese e Gennaro stanno insieme e capiscono, che anche gli intoccabili verranno a raggiungerli e diranno loro, a qualunque categoria appartengano: A morte ‘o ssaje ched’e'?…è una livella. E, la Giustizia divina è giusta per tutti, è uguale per tutti. E, molti dovrebbero ricordarlo, per il bene di tutti. E chiudo con Toto’ ‘Nu rre, ‘nu maggistrato, ‘ nu grand’ommo, trasenno stu casnciello ha fatt’o punto c’ha perzo tutto, ‘a vita e pure ‘o nomme: tu nu t’hè fatto ancora chisto cuntu? ( Enrico Sierra)
2 Ottobre 2009
L’ A BI CI ….dei pensieri
(enrico.sierra80@yahoo.it)
A M O R E
ll primo amore non si scorda mai. Il vero Amore dura l’eternità.
B A C I O
I baci dei figli e dei nipoti ti sbrodolano la faccia,poi crescono e ti baciano velocemente. Quelli veri li lasciano ai loro amori. In amore il bacio e’ un passaggio di sentimenti: prima appassionato, poi dolce e tenero ed alla fine di una vita, freddo, ma eterno.
B R I N D I S I
La mia città che amo e della quale sento nostalgia.
C H I C O
Io, per i miei figli e per i nipoti.
C U O R E
Quando si nasce batte piano piano, quando ci si innamora batte forte forte, quando arriva la fine non batte piu’. E’ la storia della vita.
D E N A R O
Dicono che non dia la felicità, però una spintarella la da.
E N R I C O
Io.
F E L I C I T A’
Il sole che sorge ed annuncia la vita. Il cuore di un bimbo che batte. Il bacio di un bambino. Una piantina che esce dalla terra. La pioggia che cade dal cielo. Le stelle che ti guardano e ti fanno l’occhiolino. Il primo bacio della persona amata.
G I O V E N T U’
Non si dimentica mai ed il ricordo, ti da la vita.
G I U S T I Z I A
E’ per i ricchi. Ma non confondiamola con la Vendetta.
I C S
E’ una incognita come tante persone e tante personalità.
I N T O C C A B I L I
Li trovi dappertutto, e sono il cancro della Società.
L A V O R O
Manca e’ vero. Ma, tanta gente nel suo cammino, quando sente odore di lavoro cambia strada.
L E G G E
Aveva ragione Giovanni Giolitti quando diceva: Per i nemici la legge si applica, per gli amici si interpreta?.
M A M M A
La prima parola di un bimbo. E’ l’amore di tutta la vita: per un bimbo, per un giovane e per un vecchio.
N O N N O
E’ bello essere nonno, perchè i nipoti ti danno gioia ed i bisnipoti ti fanno capire di essere giovane anche con tanti anni addosso, e con tanto amore da dare.
O D I O
Sentimento deprecabile Chi odia non ama e non ha mai amato e non e’ stato mai amato. L’odio e’ un boomerang nella vita di un piccolo e solitario uomo.
P A P A’
La persona più cara insieme alla mamma. Ti da amore, ti segue per tutta la vita.
P UD D I C A- P U R P E T T I- P U R C I D D U Z Z I
Comu so bueni!
Q U A D R A
Come la testa del capo.
R I C O R D I
Con i pensieri ti fanno tornare indietro nel tempo e ti proiettano con felicità e nostalgia nel futuro.
S A L U T E
Bene grazie.
S A N I T A’
Male grazie.
T A R A L L U C C I E V I N O
Tutto finisce cosi’ ed io mi adeguo
V E N D E T T A
Vedi Legge. Per ipocrisia si dice: Voglio Giustizia ma pensano alla Vendetta V I N O E T A R A L L U C I L’elenco finisce .
Enrico sierra
13 Settembre 2009
BRINDISI, MA STAVOLTA IN BICICLETTA
(enrico.sierra80@yahoo.it) – Se dovessi dire che a ferragosto sono stato a Brindisi, direi una bugia. Ma se dico che a ferragosto ho girato in lungo e largo per le vie di Brindisi, sono stato al mare, in campagna ed altrove, direi la verità.
Seduto sulla mia poltrona, ho inserito il DVD ” Brindisi in bicicletta ed oltre” che mi ha fatto avere Romeo Tepore, e mi sono goduto la mia Brindisi.
Ho visto Brindisi come non l’avevo mai vita, ho visto i Monumenti come erano ieri e come , dopo tanti anni, sono oggi. La Stazione ferroviaria con le carrozze, la GIL prima della guerra e , dopo il bombardamento, solo macerie. E, mentre il DVD andava avanti ed io miravo con gli occhi ed andavo indietro con i pensieri ho passeggiato per Brindisi: Il Parco delle Rimembranze,la statua di Giulio Cesare, dove prima, ed io non lo sapevo, c’era la statua di Garibaldi. Come brindisino, mi sono accorto di essere un ignorante di storia locale, purtroppo!
Ho rivisto la vecchia piazza Sedile con l’Orologio che oggi chissà dove si trova e le Piazze Vittoria e Cairoli, il Vecchio Teatro Verdi, come erano prima e come io le ricordavo, e, mentre Aldo Indini mi accompagnava nella visita della citta’, e mi illustrava i vari cambiamenti avveuti attraverso il tempo,io ricordavo, ed ogni ricordo era accompagnato da volti di amici e di persone care.
Può sembrare strano e, forse anche criticabile, che io parli di Brindisi con tanta enfasi, ma chi è lontano da Brindisi può capirmi. E’ chiaro che chi ci vive, chi può, ogni giorno, andare abbasciu alla marina,e puo’ vedere il Monumento al Marinaio, la Scalinata delle Colonne Romane, sentire l’odore caratteristico del mare nostro, incontrare amici, salutarsi, scambiare due chiacchiere, magari con la solita frase ” Comu stai?. Mba, ci ndi vitimu vo dire ca stamu bueni”, dicevo, vive una altra vita, forse meno nostalgica di chi vede Brindisi in fotografia e si commuove quando si vedono tanti luoghi cari, mostrati su un DVD da un amico lontano.
Ma, non si vedono solo le foto di un tempo e quelle di oggi, si vedono anche le passeggiate in bicicletta, ed infatti il titolo del dvd è : brindisi in bicicletta ed oltre. Io aguzzavo gli occhi sperando di vedere qualche volto noto, ma inutilmente.Ma ho ricordato la mia bicicletta (ne ho avuto solo una); aveva due ruote, un sedile, la catena, cioe’ l’indispensabile per camminare. Ma non aveva luci, campanello e freni, e con quel mezzo si girava per Brindisi. Per fermarsi si usavano i piedi, ed addio scarpe. Oggi a pensarci viene da ridere…
Dopo avere visto varie volte il Dvd, mi sono messo a sfogliare “Il Catalogo delle Cartoline” di Giuseppe Candilora. Credetemi, è un opera magistrale, da sfogliare e vedere con ammirazione. Si trovano cartoline postali ed illustrate che vanno anche nel 1898 con foto di quei tempi, foto di angoli di città, di posti mai conosciuti e dei quali parlavano i nostri nonni. Ci vorrà del tempo a sfogliare tutto il libro, ma piano piano ce la farò, perchè come ho detto tante volte tornare indietro nel tempo fa bene alla salute e ti fa sentire vivo.
Devo dire grazie a Romeo Tepore per i regali che ha voluto farmi e che ho gradito con immensa gioia, grazie per il DVD “Brindisi in bicicletta ed oltre”, ricordando che è Romeo Tepore, l’ideatore e l’organizzatore della Manifestazione con cui ha coniugato sport e turismo, grazie per il libro” Brindisi ieri e oggi”, grazie per avermi fatto conoscere Brindisi come era prima e come e’ oggi, grazie per il bellissimo libro di Candilora, e grazie per il libro del 1°Concorso di poesia dialettale 1988. Grazie , veramenrte grazie di cuore.
E, desidero chiudere questo inno d’amore alla mia Brindisi con poche parole di una poesia di Annamaria Franzel:
E pò, lu mari libburu, crandi, “zzurru…
Quantu si’ bedda, Brindisi,
nfacciata sobbr’allu mari….pari na ggemma!
Ecco come ho trascorso il ferragosto 2009. A Brindisi con il pensiero, con i ricordi e con l’amore.
ENRICO SIERRA
24 Agosto 2009
PENSIERI DI UNA NOTTE D’ESTATE
(enrico.sierra80@yahoo.it) – Che strani pensieri ti vengono quando il caldo afoso di agosto non ti fa dormire. Si pensa a tutto, al passato, al presente, e, ti passano sotto gli occhi gli articoli dei giornali che parlano di fatti brutti ed alcuni anche belli, ti sembra di ascoltare la radio e vedere la televisione, ma la musica è sempre la stessa. E, poi, quando gli occhi stanno per chiudersi ricordi qualcosa che ti fa pensare. Una signora, o forse un uomo che denuncia di avere scritto infinite lettere, ai vari Ministeri, ai giornali, a personalità dello Stato, a persone che contano, esponendo i problemi anche gravi, senza ricevere alcuna risposta. Ma, in che mondo viviamo? E, perche nessuno risponde a queste lettere di denuncia? Si da, magari, la colpa alle Poste che non consegnano le lettere, ma nello stesso tempo sappiamo che non è così!. Ed allora? Forse chi dovrebbe rispondere è in letargo o non tiene conto di quanto ha letto? Eppure, io credo, che il cittadino italiano, il poveretto (in dialetto diciamo “lu puvirieddu”) che si è rivolto fiducioso, magari pr avere giustizia di quanche torto subito, è lo stesso che con le sue bricioline, forma la bella pagnotta con companatico, con cui il Don o l’On.le, o il Pres. o l’Eccellenza….. si satolla? E, non è forse vero perciò che il “puvirieddu” dovrebbe essere considerato con più rispetto e non essere offeso con il silenzio??? Certo che l’addetto ai lavori che riceve la missiva, o le missive, fa una scelta, per cui quelle che hanno il profumo inconfondibile, del povero cittadino, della plebe, passano e vengono smistate sotto tutte le altre, e, chissà se mai, verranno prese in considerazione! Vuoi mettere come scrive forbito (anche l’indirizzo), su carta intestata il Cavaliere, o l’industriale a la page, o il famoso uomo politico ……. E, la vita, per essi continua…. Che tristezza. Che mondo!!!!! Mi giro e rigiro nel letto, ma il caldo è sempre soffocante, e, nonostante i ventilatori accesi al massimo, il ventaglio con il quale mi “sciusciu”, è impossibile stare a letto, per cui decido di andarmi a sedere sulla poltroncina che si trova sul balcone, dove c’è un po’ di fresco e, poi il paesaggio è piu’ conciliante. Vedo le stelle che illuminano il cielo, e, come ogni sera, parlo con esse. Racconto loro come ho trascorso la giornata, li metto al corrente dei fatti personali e della famiglia, e, capisco che mi sentono perchè ogni tanto strizzano gli occhi e le vedo illuminarsi. Le stelle sono le mie amiche della notte, e quella che mi strizza l’occhio ogni sera, mi sembra di conoscerla. Sarà impressione, ma io voglio crederci. D’inverno, quando ci sono le nubi e quando piove, le stelle si nascondono, ma qualcuna ogni tanto fa capolino e mi strizza l’occhio. Forse sarà la mia stella che vuole salutarmi? Io credo di si. Chissa quante persone parlano con le stelle e raccontano i fatti della loro vita e magari aspettano una ispirazione. Chi non lo fa, ci provi, si accorgerà che parlando con esse si sentirà meno solo. Anche Dante Alighieri pensava alle stelle, ed infatti le Tre cantiche della Divina Commedia finiscono con riferemento alle stelle. L’Inferno: “E, quindi uscimmo a rivedere le stelle” Il Purgatorio: “Puro e disposto a salir a le stelle”. Il Paradiso:”L’Amor che move il sole e l’altrui stelle.” Avrei voluto conoscerlo, Dante Alighieri, così avremmo potuto parlare delle nostre consigliere. E, pensando a Dante, mentre guardo il cielo pieno di luci, voglio pensare che quando arriverà il momento del Grande Viaggio, potrò vedere le stelle da vicino, e, magari incontrerò Dante, che è stato inviato a ricevermi, e, dopo la presentazione: Ciao, io sono Dante, ciao, io sono Enrico, come vecchi amici andremo avanti a RIMIRAR LE STELLE.
Eenrico Sierra
10 Agosto 2009
IL FERRAGOSTO
(enrico.sierra80@yahoo.it)
Siamo quasi al 15 di Agosto, ferragosto, nel pieno dell’estate, ed i pensieri, come al solito, portano indietro nel tempo, ricordando le scampagnate, le mellonate, di quando ero a Brindisi, e poi da grandicello, sposato e con figli, le gite fatte con la famiglia per festeggiare il ferragosto.
Mi è rimastA impressa la famosa alzataccia, di quando eravamo a Brescia, alle 6 di mattina per andare sul lago di Moniga, per occupare uno degli alberi più grandi onde parcheggiare la macchina al fresco e poi giocare, mangiare con amici e tornare a casa la sera stanchi, ma felici, tutti insieme. Ed era bello.
E, poi non posso dimenticare le gite fatte quando eravamo a Roma, Catania e via dicendo, ma questi sono ricordi che tengo per me, perchè fanno parte della mia vita e li conservo gelosamente nella mente e nel cuore.
Oggi anche il ferragosto sembra cambiato, in special modo per i giovani, perchè per alcuni di essi, è ferragosto tutti i giorni, d’inverno e d’estate , di giorno e di notte, perdendo così il valore della vita.
La televisione ci fa vedere tutti i giorni i problemi che hanno alcuni giovani nel conmportamento sindacabile sotto tutti punti di vista. Si ubriacano, fanno baldoria sino all’alba, corrono in macchina e ciò non è bello, credetemi cari ragazzi. Non è bello perchè così voi pensate solo a voi stessi e mai ai vostri genitori, ai vostri familiari, che in casa sono in ansia sino a quando non sentono aprire la porta di casa, soffrendo sino vostro rientro, oppure incontrandovi per le scale quando i vanno a lavorare mentre voialtri tornate dai vostri festeggiamenti per andare a poltrire tutto il giorno.
Molti giovani, anche molti minorenni, pensano che questo sia il modo di agire per mettersi in luce, ma non è cosi, credetemi.
Qualcuno ha detto che la vita dei figli non è nostra, balle sacrosante, perchè è nostra, e lo dimostra l’amore per i nostri figli da piccoli, da giovani e da perchè essi sono sempre “li piccinni nuestri”.
Altri dicono che il loro comportamento è causato dalle cattive amicizie, sarà forse vero, ma pensare e dire queste cose, è solo un alibi per nascondere la debolezza, e, in molti casi anche il loro cattivo esempio.
Io, oggi come padre, come nonno e come bisnonno dico: “Attenti ragazzi, vivete la vita in allegria, con spensieratezza, non buttatela via. Domani quando grandi e padri, capirete e vi rammaricherete per esservi comportati, a volte in modo sconsiderato”.
Ma, torniamo a bomba. Come passerò io il giorno di ferragosto? Certamente andrò a pranzo con i figlioli, e poi a casa, mentre essi andranno al mare. Io, no, preferisco starmene a casa, con i miei pensieri, ed al fresco di qualche ventilatore mi vedrò ed ancora mi rivedrò un DVD su Brindisi che mi ha un mio carissimo amico. Ma del DVD parlerò dopo, oggi desidero invece fare a tutti gli amici (come diceva quel tale, vicini e lontani) gli auguri di felice e sereno Ferragosto. Auguri a tutti i parenti sparsi qua e là, e sopattutto a quelli vicini, ai miei figli, generi e nuora, ai miei nipoti ed alla arrivata, la mia bisnipote, che fortunatamente, non capisce ancora cosa sia il ferragosto.
Con una preghiera a tutti: -Quando mangerete “lu muloni sarginiscu”, pensate a me che Vi tengo sempre nel mio cuore.

Ci sentiamo dopo ferragosto, perche voglio raccontarvi del DVD.
Ciao… dal vostro Enrico Sierra.
30 Luglio 2009
Le ferie e la dolce Brindisi.
(enrico.sierra80@yahoo.it)
Lo giuro. Se oggi dovessi fare le ferie le trascorrerei in Italia. Prenderei a noleggio un piccolo Camper e girerei il Belpaese in lungo e largo.
Ritornerei a vedere le città dove sono stato per lavoro e visiterei tutte le altre che non ho visto ma che avrei voluto vedere. Mi godrei mari e monti. Vedrei monumenti, chiese e tesori d’arte. Assaporerei le prelibatezze del luogo, i profumi della nostra Italia.
Pensando alle ferie che potrei trascorrere non posso fare a meno di pensare a quelle fatte tanti e tanti anni fa, quando con la famiglia ero lontano da Brindisi.
In estate passavano quindici giorni nella nostra città, assieme ai nostri cari vecchi ed a tutti gli altri parenti.
Una euforia indescrivibile: era ciò che ci prendeva quando facevamo il programma del viaggio e immaginavamo l’arrivo a casa dei nostri. Già diversi giorni prima della partenza, io, mia moglie e tutti i figli, preparavamo le valigie. In una mettevamo i regali da portare a quei familiari che non vedevamo da un anno.
Si parlava solo di Brindisi, del suo mare, dei nonni, dei cugini. Si fantasticava sulle gite da fare intorno alla città. E la gioia dei bambini contagiava tutti.
Aspettavamo il giorno della partenza.
Durante il viaggio, quando non prendevamo l’autostrada, eravamo soliti fermarci a fare colazione in una salumeria di Ariano Irpino dove comperavamo una forma gigante di pane casereccio e tanta mortadella, di quella che veniva tagliata a fettone.
Ci fermavamo vicino ad una grande fontana e bevendo acqua fresca e limpida, usavamo consumare il nostro cibo. Da casa portavamo la frutta e, finita la colazione (altro che merendine), riprendevamo il viaggio verso la Puglia.
Forza, Brindisi ci aspetta.
A pensarci oggi, mi sembra di rivedere un film interpretato da Carlo Verdone.
Ci era d’aiuto il navigatore cartaceo che avevo preparato con i figli: ci guidava verso Bari. La tabella stabilita prevedeva l’arrivo verso le 14, dopo diverse soste fisiologiche.
A Bari andavamo subito sul Lungomare dove c’erano i tavoli, sui quali sedevamo per gustare allegramente “li purpitieddi” crudi, le cozze nere di Taranto (sempre crude), tanti altri frutti di mare e le pizzette. Con quanta avidità mangiavamo deliziati dal profumo del mare, il nostro mare.
Mai avremmo rinunciato a questa sosta a Bari! Poi, via per Brindisi dove avremmo abbracciato i nostri cari.
Ci preoccupavamo di avvertire sempre del nostro arrivo: Comunicavamo che saremmo arrivati verso le sette di sera anche se, il nostro ruolino di marcia, prevedeva l’arrivo verso le ore 17. Lo facevamo per non fare impensierire i nostri familiari. Ma ogni anno mia suocera era già sotto la porta ad aspettarci assieme a tre o quattro nipotini. E, mentre mia moglie volava tra le braccia della madre, Augusto, gli altri nipoti ed i figli scaricavano le valigie.
Appena la macchina era vuota, tutti a bordo. Iniziavano le ferie a Brindisi. Andavamo “abbasciu alla marina” e, dopo una scarrozzata con la macchina di “ziu Enricu”, c’era il gelato per tutti.
Che momenti. Che gioia. Poi tutti a casa per la consegna dei regalini. Sapevamo, però, che il più bel regalo era la nostra presenza, stare insieme, girare per Brindisi, andare al mare o fare puntate a San Vito, ad Oria o al Casale. Insomma, vivere in allegria, con amore e tanta felicità, era il massimo che si potesse desiderare.
Don Pippinu e Donna Ada, i miei genitori, ci aspettavano a casa con tanta ansia. Momenti di felicità. Ogni anno era sempre così.
La cena, preparata da mamma Nunziata, prevedeva triglie fritte, formaggio fresco nostrano ed insalata di pomodori locali. Secondo la mamma di mia moglie era tutto ciò che non avremmo mai potuto trovare al nord.
Il giorno dopo si andava al mare. Con la macchina, immancabilmente carica: Mia moglie Maria, i nostri piccoli Massimo, Anna ed Antonella, i nipoti Augusto, Sandro, Pina e Rita ai quali, negli altri giorni, si aggiungevano altri. Si andava al Casale passando vicino all’Aeroporto Pierozzi. Subito dopo la Sciaia si girava a sinistra e si andava alla conchetta. Si facevano i bagni, si giocava e si viveva tutti assieme il periodo di ferie.
Verso mezzogiorno si tornava a casa dove mio cognato Nando aveva fatto scorta di pesce fresco e frutti di mare. Mia suocera aveva preparato “li cozzi racanati”, “li cozzi ripiene”. A dire come mia moglie Maria, si “tuccava lu cielu cu nu tiscitu”.
Mia madre, invece, ci preparava pranzetti senza pesce, perché a papà non piaceva il pesce con le spine. Mangiavamo “li spaghetti cu lu ricciu”. La ricetta? Eccola: Si tagliano “li pumbitori a pendula” a pezzettini, si condiscono con olio, sale, basilico, aglio ed origano, e quando gli spaghetti (calati nel frattempo) hanno raggiunto una minima cottura, si mischia il tutto e si mette in un tegame da forno. Si copre a strati con pomodori tagliati a metà, olio extra vergine, e tutto in forno. La cottura la mamma la vedeva ad occhio, e via a mangiare calda o fredda.
Per secondo chiedevo alla mamma di preparare “li purpetti di pane”. Ricordo di pranzi durante la guerra. Pane, aglio, prezzemolo e pecorino, e poi fritti. Un consiglio: da mangiare caldi appena fritti. A tavola poi niente. Buoni, veramente buoni… altro che bistecca ai ferri.
Il giovedì era il giorno dedicato al mercato, che si teneva alla Commenda. Ne approfittavamo per prendere “li muluni a pane”. Dolci, zuccherini. Una vera bontà.
In serata non potevano mancare li pizzetti di Romanelli. Poi si andava in Via Santa Lucia per prendere il ghiaccio in modo che, arrivati a casa, potevamo fare le granite al limone. Grattachecca?
Tutto però finisce. Purtroppo. E così anche le ferie avevano un termine.
Il giorno prima della partenza mettevamo in valigia “li friseddi”, “li pumbitori a pendula”, “lu casu ricotta”, la “ricotta scante” (con cui avrei condito la pasta e fagioli ed i vasetti sott’olio di carciofi, “marangiani” e “pampasciuni”.
Ma nella valigia portavamo anche i ricordi di Brindisi. E gli occhi lucidi dei nipoti e dei nostri genitori ci facevano capire dell’amore che ci aveva circondato in quei giorni di ferie -come se ce ne fosse stato il bisogno.
Si tornava a casa. Arrivederci al prossimo anno.
Ora, dopo tanti anni, sono solo a casa. Ricordo quei giorni e vedo alcune vecchie fotografie. Mi rattristo.
Decido di uscire, mi alzo, vado sul balcone, ma vengo investito da una vampata di calore: mamma mia ce faugnu, ce cautu. Entro in casa, metto al massimo i ventilatori, mi siedo al computer ed inizio a scrivere.
Enrico Sierra
16 Luglio 2009
INTERVISTA ALLO SPECCHIO
(enrico.sierra80@yahoo.it)
Ciao Enrico, iniziamo?
-Si, andiamo avanti, chiedi.
Tu hai 81 anni, te li senti addosso?
-A dire il vero mi sento un ragazzino, se non fosse per i doloretti, per l’insonnia, per la difficoltà a scendere le scale saltando i gradini quattro a quattro, nel prendere 8 pillole al giorno, e qualche altro fastidio di poco conto, mi sembra di avere, non so, qualche anno di meno.
Parlami della salute, allora.
-Salute o Sanità?
Di tutte e due.
-La salute più o meno bene, grazie, la Sanità va male, un pò come la Giustizia.
Ci si può salvare solo se hai tanti soldi, roba da ricchi, insomma.
Hai visto mai un poveretto, un barbone, un pensionato al minimo, ricoverato in Ospedale, riverito ed ossequiato, in camera singola, con tanti infermieri e tutta l’equipe medica che ti coccola? NO, ed allora? E, se tardi a guarire o a morire, ti mandano a casa, perchè dicono che per umanità è meglio passare gli ultimi giorni nell’ambiente familiare, curato dall’amore dei familiari ma non dall’assistenza professionale, che avresti potuto avere se fossi rimasto in Ospedale!
E, così te ne vai…..
E, poi la Giustizia se non hai un buon avvocato, di grido e famoso con uno studio che conta alle spalle, sono guai. Perchè la Legge è legge, e a mio avviso andrebbe solamente applicata, con giustizia, e non interpretata (forse da ignorante in materia sbaglio, ma la penso così).
Ma l’Italia non è il paese del diritto?
-Quando ascolto questa frase tanto di moda oggi, penso a mia madre, perchè quando lavorava a maglia o ad uncinetto, ripeteva sempre: diritto, rovescio e punto e croce. Io non capivo il senso di queste parole, perchè non riuscivo ad interpretarle. Oggi facendo mente locale mi viene in mente ciò che diceva Giovanni Giolitti: La Legge per gli Amici si interpreta per gli Altri si applica. Ed allora? Forse per i problemi della vita, uncinetto o trasgressione legale, bisogna pensare che sia tutto una questione di interpretazione, e di amicizia? Mi sono incartato? Qualcuno forse mi ha capito!!!!!
Sei cattolico?
-Sì, sono veramente cattolico, ma vado raramente in Chiesa. Io ho un filo diretto con il Padreterno. Gli parlo più volte al giorno, faccio domande, gli racconto tutto di me, i pensieri, le preoccupazioni, le nostalgie, e mi accorgo che Lui mi ascolta, ed a volte mi risponde anche, ed il Suo pensiero lo sento solo io.
Quando sto attraversando un periodo no, mi confido e so che Lui non è solo, per cui parlo anche con l’altra persona. Poi mi sento più tranquillo e sereno, perchè capisco che c’è qualcuno che mi protegge.
Hai paura della morte?
Prima si, avevo tanta paura, non di morire, però, mi rattristava il fatto di vedermi in una bara, solo, e pensavo che, giorno dopo giorno, sarei diventato ossa e cenere. Oggi, invece quando penso alla morte mi sento più tranquillo, perchè quando diventerò cenere, sulla Terra, io sarò già in un altro mondo, come spirito, e sarò accanto alla persona amata, ai miei cari che avevano anticipato il mio viaggio, e, questo pensiero mi tranquilizza e mi fa stare sereno. Non sarò solo ma in compagnia di chi mi ha voluto bene, e potrò anche pensare agli atri, che sono rimasti sulla Terra, e proteggerli e continuare ad amarli. Oggi non ho paura della morte!
Hai paura delle malattie?
-A dire il vero, si, e cerco, per quanto è possibile, con una vita sana ed equilibrata, di evitarle. Io penso che in caso dimalattia metterei in croce i miei figlioli, che vorrebbero starmi sempre vicino, assistermi, e così facendo trascurerebbero un poco la loro famiglia, e, ciò mi dispiacerebbe. Io credo che quando arriverà il momento di partire, desidererei farlo in silenzio trovando lassù, qualcuno ad aspettarmi. Ilmio primo pensiero sarà quello di mandare un saluto a chi è rimasto quaggiù e tranquillizarli sulla mia salute, volevo dire sul viaggio che è andato bene.
Cosa pensi della gioventù di oggi?
I Giovani oggi,sono più intelligenti di quanto lo eravamo noi. Hanno tante cose,hanno tutto, o forse è meglio dire, ad essi non manca nulla. Noi ci accontentavamo di quello che potevamo avere, grazie al lavoro di papà e molte volte alla “cresta” della mamma. Ma eravamo felici, e quando eravamo a tavola per pranzare tutti insieme , ci sembrava di toccare il cielo con un dito. E, a differenza di oggi “o mangi questa minestra o ti butti……”
E, quando si aveva una discussione con papà e si voleva avere sempre ragione, papà interveniva e diceva” Basta non fare il solito politicante”. E finiva lì. E, così ti ho detto anche cosa penso e come vedo la politica, oggi! E, poi non è vero che avevamo poco, anzi, noi avevamo qualcosa di importante, avevamo l’amore dei genitori, dei fratelli, e, non l’abbiamo mai dimenticato. Qualcuno ha detto che il padre dovrebbe essere solo padre e non anche amico dei figlioli, no, a mio avviso è sbagliato. Essere amico dei propri figli vuol dire capirli, conoscere i loro pensieri, giocare, divertirsi ed anche soffrire insieme, e confortarli se hanno bisogno di conforto, ed essere anche duri quando è necessario. Vuol dire essere vicino ai figli, evivere in simbiosi con essi, lasciarli liberi, ma stargli vicino, ed è ciò che il bambino, il ragazzo ed il giovane dopo, vuole dal padre. Forse qualcuno non la penserà cosi, non posso farci niente, questo è il mio pensiero, da padre, da nonno e da bisnonno. E chissà quanti altri diranno che ho ragione! La vita è fatta cosi, chi semina bene raccoglie bene, chi semina vento raccoglie tempesta. Ma adesso basta, abbiamo parlato molto, e ci sarebbe tanto ancora da dire sulle città che amo, sull’amore, sugli amici, sulla famiglia, sull’invidia e su tanto altro!
Forse ho detto un mondo di cazzate, lo so!
Ed ora sai cosa faccio?
Mi taglio una bella fetta di anguria, mi siedo sul balcone e guardo le stelle, che mi sorridono, come se stessero aspettandomi, e come ogni sera parlo e racconto loro tutto ciò che ti ho detto, in questa intervista allo specchio.
Sai le risate!!!
ENRICO SIERRA
5 Luglio 2009
Finalmente Amore
(enrico.sierra80@yahoo.it)
La cosa mi ha sorpreso favorevolmente, perchè è stato messo in evidenza un sentimento che i ragazzi di oggi conoscono bene, e che noi meno giovani abbiamo conosciuto, e poi, passati gli anni , forse, meno appassionatamente, abbiamo continuato a trasmettere, ed i ricordi sono tanti…!
fisarmonica, quando ci sbavano mentre cerchiamo di baciucchiarli. Quanto amore diamo ad esssi, figli, nipoti, bisnipote, e quanto vorremmo sempre darne, ma, poi crescono e l’amore lo ricevono da altri, anche se il nostro continua ad essere sempre vivo e, purtroppo ci fa anche soffrire, quando ci vediamo scavalcati, e superati da altri amori, quelli del loro cammino.
Non ho letto il libro di Francesco Alberoni sull’Innamoramento, ma io se avessi dovuto svolgere il tema dato all’esame, avrei certamente parlato solo dell’Amore, con la A maiuscola, spontaneo, vivo, come il sorriso e come le lagrime.