RICORDI E PENSIERI di Enrico Sierra

26 dicembre 2008

ASPETTANDO L’ANNO NUOVO

Filed under: Auguri,ricordi — Admin @ 8:37 pm

anno-nuovo_011(enrico.sierra80@yahoo.it)- Fra pochi giorni il 2008 ci lascerà e noi aspetteremo l’anno nuovo con la speranza che sia migliore di quello vecchio, e che possa portarci giorni migliori,  gioie  e non dolori, soddisfazioni in tutti campi, ma, credo che  questi desideri, queste speranze facciano parte del bagaglio di pensieri di ogni anno, perchè siamo sempre scontenti dell’anno che ci lascia, e,  ciò fa parte del DNA di ogni persona, di ogni essere umano.
Mi viene in mente, allora, quella paternale, che mio padre ci faceva, ogni qualvolta non eravamo contenti di qualcosa, ed invidiare gli altri, che, forse, pensavamo, avevano più di noi. “Una voce da lassù, disse agli uomini sulla terra, che si lamentavano, di porre in un pacco i loro pensieri, i loro dolori, le loro preoccupazioni, ed i loro desideri, chiudere il pacco e metterlo in un angolo. Così fecero tutti gli uomini, ed attesero. La voce, poi disse di scegliere un pacco che più gradivano.  Cercarono, aprirono i pacchi, videro cosa c’era dentro, e dopo tanto tempo scelsero. Quale pacco avevano scelto? Incredibile; la loro scelta era caduta sul pacco, con i loro pensieri e desideri che avevano abbandonato, perchè scontenti. Fra tutti i pacchi avevano ritenuto che quello abbandonato era il migliore, e, che bisognava accettare ciò che avevano disprezzato”.

Ma, dopo questo raccontino, io penso al 31 dicembre, ultimo giorno dell’anno,  quello dei tempi passati. Era abitudine incontrarsi a casa dello zio Gennarino, che aveva una casa grande e poteva ospitarci. Eravamo in tanti, forse più di 25 persone, fra nonni, zii, cugini e qualche amico caro. Ci sedevamo intorno ad un tavolo, e si giocava a tombola. Segnavamo i numeri con i fagioli bianchi, ma ricordo che un anno la zia portò “li ciciri bbrustuliti”, così potevamo giocare e sgranellare. Il sacchetto  con i numeri veniva affidato ad un parente spiritoso.. Non vi dico le scenette. “E’ assutu lu vintitre?”- “Noni, statt’attientu e bada a comu sciuechi”. Poi con fare cavernoso e serioso chamò ad alta voce:”77  li gambi di li donni. Ed una voce, forse quella della moglie, disse, “Scioca, scioca, sempri a nna cosa va pinsandu”.  E, così si andava avanti sino a quando mancando un quarto, o più , alla mezzanotte, si liberava il tavolo e si preparavano i vassoi con il panettone, tagliato a fette e le bottiglie di spumante, oltre alli purcidduzzi ed alli ncartiddati che aveva portato la mamma, come ogni anno. Ma uno zio aveva portato un vinello dolce. “Quistu eti pi li vagnuni”, che eravamo noi. Quel vinello non sono più riuscito a trovarlo. Era così buono. Peccato!
E, così a mezzanotte, ora segnata dal pendolo, si accoglieva l’anno nuovo, mentre fuori si sentivano i botti, le grida di evviva di gente affacciata alle finestre, ed in alto luccicavano e brillavano i fuochi di artificio, e, forse qualcuno buttava dalle finestre  le cose vecchie.  Poi si riprendeva a giocare, a sette e mezzo, ed i grandi al mercante in fiera. Ma, ad una certa ora, Don Pippino, mio padre, si alzava ed incominciava a passeggiare per la stanza. Ed allora mia madre: ” Si Pippì, amù capitu, n’ultimu giru e turnamu a casa”. Ed infatti dopo un poco abbracci e baci ed ancora auguri, ci avviavamo verso casa. Eravamo già nell’anno nuovo, pieno di speranze, e, noi eravamo felici, perchè c’era l’amore che ci univa, ed era  il bene massimo che si poteva chiedere.
Quest’anno, come gli anni passati ci riuniremo in casa di una delle figlie, a casa di Anna, e saremo  tutti insieme, mangeremo lenticchie e zampone, com’è usanza, aspettando l’ora fatidica, giocando a carte, dopo avere mangiato e bevuto. La mezzanotte l’aspetteremo non guardando il pendolo, come facevamo anni e anni fa, ma seguendo sul televisore il personaggio che anno-nuovopresenterà l’anno nuovo da Rimini, e da altre città e la gente griderà: Tre, due, uno… è mezzanotte!!! E, come negli anni del ricordo, grida, botti, petardi, abbracci e baci, fuochi d’artifico che illumineranno il cielo….ed un calcio all’anno che ci lascia. Poi, non è che sia cambiato un gran chè!
E, poi, i giovani ed i meno giovani, con la voglia di divertirsi (beati loro), si riverseranno a Marina, dove lo pettacolo è appena cominciato, balli, comici che cercano di far ridere, musica, e il 2009 si presenterà così, come gli anni scorsi. Ed il I° gennaio 2009, con alle spalle l’anno vecchio, lo passeremo tutti insieme a casa di Antonella.  Io, tornato  a casa, e dopo avere dato uno sguardo alla televisione, muovendo continuamente il telecomando, passerò da un canale all’altro, vedendo ovunque gioia ed allegria, andrò a letto.  Ma penserò, come ogni anno, a cosa ci porterà l’anno nuovo. Come sarà il 2009, che accoglieremo con tanto amore, offrendo il nostro sorriso ed il nostro brindisi? Speriamo bene.
E, pensando e ripensando al passato ed al presente, manderò un saluto ed un augurio a chi non c’è più, e che certamente ci ascolterà e ci vedrà sorridendo. Auguri di amore e che il 2009 ci porti salute, serenità e concordia. Ciao 2008, e ben arrivato 2009.
Enrico Sierra

13 dicembre 2008

FELICE NATALE

Filed under: Auguri — Admin @ 12:29 pm
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(enrico.sierra80@yahoo.it)-Un mio carissimo amico, Enzo, che purtroppo se ne è andato pochi giorni fa, ad ogni festività mi faceva avere i suoi auguri, sempe graditi, scrivendomi almeno quindici giorni prima della ricorrenza.
buonnatale062Ecco, perchè io, mancando una settimana al Santo Natale, desidero ricordare gli amici lontani con affetto e tanta nostalgia per i giorni sereni passati insieme.
Con molti di questi amici ho trascorso giorni bellissimi e spensierati, con altri, i rapporti erano sporadici e discontinui. Ma, i veri amici sono i primi. Quali? Franco, Gianni, Tommaso ed Edoardo. Ad essi ed alle loro famiglie, moglie, figli, nipoti, perchè non sono solo io il vecchiarello, tanti abbracci e tanti cari ed affettuosi auguri di un Natale in serenità, felicità e tanta salute. Auguri anche agli amici di tante avventure sportive, ed agli amici che ho incontrato per posta elettronica, ed un caro abbraccio al caro Franco Arpa che pazientemente mi sopporta,  e, che mi da la possibilità di esternare i mei Pensieri ed i miei Ricordi..
Ed a tutti io dico: Quando alzerete il calice per fare il brindisi al Natale 2008 pensate a me. Ci conto.
Ma, in questo momento particolare desidero ricordare anche gli amici Giuliani, i Muli del Tommaseo, con i quali, almeno con molti,sono in contatto. Ricevo sempre la circolare giornaletto LA ZANZARA, che mensilmente mi fanno pervenire. Sono ragazzi di anni fa, con i quali abbiamo diviso i giorni del dopo guerra,soprattutto tristi per essi che avevano lasciato le loro case, i loro affetti e venire a studiare a Brindisi, alloggiando al Collegio Tommaseo al Casale Ho letto con interesse il libro dove Ennio Milanese, l’autore, dice che gli allievi conservano un magnifico ricordo della città di Brindisi e del Collegio Tommaseo. Affetto ricambiato da tutti i brindisini, che amorevolmente e simbolicamente li avevano adottati. Hanno scritto di Brindisi anche Ervio Dobosz, Mario Cervino, Rudi De Cleva e, tanti altri. E, nelle loro riunioni, dove si incontrano i Muli che sono rimasti, parlano con affetto di Brindisi e dei brindisini. Ragazzi, auguri di un felice Natale, insieme ai vostri familiari. E, rifacendo il vostro grido, dico a voi: AUGURI H2 OH. -AUGURI H2 OH- AUGURI H2 OH.
Non ho dimenticato i parenti che risiedono a Brindisi ed altri che sono sparsi in Italia, con quali mi sento sempre, e che mi sono sempre vicini, tanti e tanti cari ed affettuosi Auguri di felicità e salute.
Gli auguri, oggi, si fanno per telefono, per webcame o con mail ed Sms, come vuole il progresso, mancando però il bello delle lettere e cartoline scritte di proprio pugno, e che poi si rileggono tante volte, per sentirsi piu’ vicini.
E, poi, un pensiero grande grande a Massimo, Marcella, Mary ed Eddy. Ad Anna e Quarto. Ad Antonella, Daniele e Valentina. A Serena, Tommaso e la piccolissima Nicol. Auguri, che farò personalmente, e che oggi, però, metto per iscritto, auguri con amore, chiedendo scusa per le tante str…   che a volte dico, ma che sono il sale dela vita, o no? Auguri a tutti  vi voglio bene.
E gli ultimi auguri ed un pensiero caro, e tanto amore a chi dal Cielo ci guarda, ci guida e ci protegge. Grazie, un abbraccio ed un bacio. Con amore.
ENRICO SIERRA

9 dicembre 2008

Ricordo del Presepe di Don Peppino

Filed under: ricordi — Admin @ 3:06 pm
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(enrico.sierra80@yahoo.it)-     Mio padre amava il presepe, perché diceva che il presepe è Natale, e Natale vuol dire casa, vuol dire famiglia. E chi poteva dargli torto? C’era – e c’è anche oggi – l’usanza di cominciare a fare il presepe nel giorno della Immacolata, l’8 dicembre, quando si mangiano “li pettuli e li pucci”. Ma mio padre pensava al presepe tanti e tanti giorni prima della Immacolata, quando liberava la nostra scrivania di tutti i libri e scartoffie varie per sistemarci il presepe dopo avere coperto il piano con una tovaglia.
Iniziava, quindi la realizzazione di quella che per il mio genitore doveva essere una opera grandiosa, magnifica, anche se modesta.
Le montagne, la costruzione della grotta, la terra piena di ghiaia, il muschio, il tutto innevato con spruzzatina di farina. Il muschio era facile trovarlo perché bisogna pensare che tanti anni fa, dove ora c’è il ponte che collega corso Roma col rione Commenda, era campagna e quando pioveva, oltre alle “cuzzedde”, si poteva trovare il muschio, che arricchiva il terreno del presepe. Poi bisognava posizionare le statuine. Le più piccole in alto per dare l’idea della lontananza, per poi arrivare attraverso varie dimensioni a quelle più grandi vicino alla grotta. Mio padre non metteva mai statuine complicate, ma semplici pastori, viandanti e gente comune che si avvicinavano alfa grotta per venerare Giuseppe e Maria. Non poteva mancare il laghetto dove si abbeveravano le pecorelle. E come ogni anno, mia madre si privava dello specchietto della borsetta, con borbottio continuo. Per illuminare il presepe, oggi si usano lampadine multicolori ad intermittenza; mio padre, invece, usava candeline che accendeva con i fiammiferi da cucina, che poi spegneva inumidendosi il pollice e l’indice della mano. Alla fine metteva nella capanna Giuseppe e Maria con il bue e l’asinello, li presepe era finito? Ma no, mio padre faceva un passo indietro, si spostava a destra, poi a sinistra, muoveva una statuina, poi un’altra, e quando aveva perlustrato il tutto, dava una altra spolveratina di farina, ed il paesaggio era invernale. Ma non era Finito, perché bisognava sistemare gli angioletti, posizionare fa Stella cometa, e infide un ultimo tocco alla ghiaia, al prato, alle collinette, alle casette sparse qua e la. Il presepe era a posto, E rivolgendosi a tuffi noi, mio padre esclamava: «Bravi, abbiamo Fatto un bel Presepe, anche se piccolo» Poi si aspettava la Vigilia per deporre II bambinello nella grotta in mezzo a Giusepe e Maria, II 24 dicembre, prima di andare da zio Gennarino, per passare la serata e giocare a tombola o a sette e mezzo, a casa nostra nasceva Gesù Bambino: il Bambinello, portato da mio fratello più piccolo con tutta la famiglia al seguito, ossia io, mio fratello più grande, la mamma e papa, facevamo II giro della casa, cantando «Tu scendi dalle stelle». Poi un bacio da tutti noi, e II bambinello nasceva in una grotta riscaldato dal bue e dall’asinello.
Poi a casa di zio Gennarino, il fratello della mamma, dove ci aspettavano tutti i parenti.
Mia madre aveva preparato il purcidduzzi e li cartiddati, come ogni anno.
Arrivati a casa dello zio, dopo i saluti, gli abbracci e baci a tutti, mio padre si avvicina al presepe che occupava tutta una parete: grande, imponente. Lo guarda in lungo e largo, poi avvicinandosi a noi altri esclamò: “Bello, grande, di effetto, ma il nostro è più bello”. Compiacendosi per il lavoro che aveva fatto con l’aiuto di tutti noi. E sono convinto che in quel momento desiderava tornare presto a casa per contemplare e ammirare il suo Presepe. Ed oggi io dico: avevi ragione papa. Il Presepe di Don Peppino era veramente il più bello di tutti, anche se piccolo, modesto ma pieno di amore. Grazie Don Peppino. Enrico Sierra
PUBBLICATO SU WWW.AGENDABRINDISI.IT il  23.12.2005

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