(enrico.sierra80@yahoo.it)- Fra pochi giorni il 2008 ci lascerà e noi aspetteremo l’anno nuovo con la speranza che sia migliore di quello vecchio, e che possa portarci giorni migliori, gioie e non dolori, soddisfazioni in tutti campi, ma, credo che questi desideri, queste speranze facciano parte del bagaglio di pensieri di ogni anno, perchè siamo sempre scontenti dell’anno che ci lascia, e, ciò fa parte del DNA di ogni persona, di ogni essere umano.
Mi viene in mente, allora, quella paternale, che mio padre ci faceva, ogni qualvolta non eravamo contenti di qualcosa, ed invidiare gli altri, che, forse, pensavamo, avevano più di noi. “Una voce da lassù, disse agli uomini sulla terra, che si lamentavano, di porre in un pacco i loro pensieri, i loro dolori, le loro preoccupazioni, ed i loro desideri, chiudere il pacco e metterlo in un angolo. Così fecero tutti gli uomini, ed attesero. La voce, poi disse di scegliere un pacco che più gradivano. Cercarono, aprirono i pacchi, videro cosa c’era dentro, e dopo tanto tempo scelsero. Quale pacco avevano scelto? Incredibile; la loro scelta era caduta sul pacco, con i loro pensieri e desideri che avevano abbandonato, perchè scontenti. Fra tutti i pacchi avevano ritenuto che quello abbandonato era il migliore, e, che bisognava accettare ciò che avevano disprezzato”.
Ma, dopo questo raccontino, io penso al 31 dicembre, ultimo giorno dell’anno, quello dei tempi passati. Era abitudine incontrarsi a casa dello zio Gennarino, che aveva una casa grande e poteva ospitarci. Eravamo in tanti, forse più di 25 persone, fra nonni, zii, cugini e qualche amico caro. Ci sedevamo intorno ad un tavolo, e si giocava a tombola. Segnavamo i numeri con i fagioli bianchi, ma ricordo che un anno la zia portò “li ciciri bbrustuliti”, così potevamo giocare e sgranellare. Il sacchetto con i numeri veniva affidato ad un parente spiritoso.. Non vi dico le scenette. “E’ assutu lu vintitre?”- “Noni, statt’attientu e bada a comu sciuechi”. Poi con fare cavernoso e serioso chamò ad alta voce:”77 li gambi di li donni. Ed una voce, forse quella della moglie, disse, “Scioca, scioca, sempri a nna cosa va pinsandu”. E, così si andava avanti sino a quando mancando un quarto, o più , alla mezzanotte, si liberava il tavolo e si preparavano i vassoi con il panettone, tagliato a fette e le bottiglie di spumante, oltre alli purcidduzzi ed alli ncartiddati che aveva portato la mamma, come ogni anno. Ma uno zio aveva portato un vinello dolce. “Quistu eti pi li vagnuni”, che eravamo noi. Quel vinello non sono più riuscito a trovarlo. Era così buono. Peccato!
E, così a mezzanotte, ora segnata dal pendolo, si accoglieva l’anno nuovo, mentre fuori si sentivano i botti, le grida di evviva di gente affacciata alle finestre, ed in alto luccicavano e brillavano i fuochi di artificio, e, forse qualcuno buttava dalle finestre le cose vecchie. Poi si riprendeva a giocare, a sette e mezzo, ed i grandi al mercante in fiera. Ma, ad una certa ora, Don Pippino, mio padre, si alzava ed incominciava a passeggiare per la stanza. Ed allora mia madre: ” Si Pippì, amù capitu, n’ultimu giru e turnamu a casa”. Ed infatti dopo un poco abbracci e baci ed ancora auguri, ci avviavamo verso casa. Eravamo già nell’anno nuovo, pieno di speranze, e, noi eravamo felici, perchè c’era l’amore che ci univa, ed era il bene massimo che si poteva chiedere.
Quest’anno, come gli anni passati ci riuniremo in casa di una delle figlie, a casa di Anna, e saremo tutti insieme, mangeremo lenticchie e zampone, com’è usanza, aspettando l’ora fatidica, giocando a carte, dopo avere mangiato e bevuto. La mezzanotte l’aspetteremo non guardando il pendolo, come facevamo anni e anni fa, ma seguendo sul televisore il personaggio che
presenterà l’anno nuovo da Rimini, e da altre città e la gente griderà: Tre, due, uno… è mezzanotte!!! E, come negli anni del ricordo, grida, botti, petardi, abbracci e baci, fuochi d’artifico che illumineranno il cielo….ed un calcio all’anno che ci lascia. Poi, non è che sia cambiato un gran chè!
E, poi, i giovani ed i meno giovani, con la voglia di divertirsi (beati loro), si riverseranno a Marina, dove lo pettacolo è appena cominciato, balli, comici che cercano di far ridere, musica, e il 2009 si presenterà così, come gli anni scorsi. Ed il I° gennaio 2009, con alle spalle l’anno vecchio, lo passeremo tutti insieme a casa di Antonella. Io, tornato a casa, e dopo avere dato uno sguardo alla televisione, muovendo continuamente il telecomando, passerò da un canale all’altro, vedendo ovunque gioia ed allegria, andrò a letto. Ma penserò, come ogni anno, a cosa ci porterà l’anno nuovo. Come sarà il 2009, che accoglieremo con tanto amore, offrendo il nostro sorriso ed il nostro brindisi? Speriamo bene.
E, pensando e ripensando al passato ed al presente, manderò un saluto ed un augurio a chi non c’è più, e che certamente ci ascolterà e ci vedrà sorridendo. Auguri di amore e che il 2009 ci porti salute, serenità e concordia. Ciao 2008, e ben arrivato 2009.
Enrico Sierra